Ago 28 2008

Wii-habilitation

Categoria: AttualitàEverland @ 20:19

Quanto può essere importante il gioco nell’economia di una vita? Tanto. E quanto può essere utile nella cura di una malattia? Sorprendentemente di più.
Non è inusuale l’utilizzo di attività ludiche nelle terapie, basti pensare ai reparti pediatrici di alcuni ospedali che sono dotati di apposite aree ricreative dedicate ai piccoli malati bisognosi di svago e di qualche ora spensierata. Ma la teoria della “rieducazione giocosa” è stata recentemente applicata ad un livello superiore, sfruttando gli ultimi ritrovati tecnologici. La storia che vi riporto parla di Matt Bell, medico militare americano che in Iraq aveva curato tantissimi commilitoni, prima che un cecchino non prendesse di mira proprio lui.

“Quando sono tornato a casa non riuscivo a fare neppure le cose più semplici — ricorda Matt, colpito da un proiettile alla spalla sinistra —. Non potevo allacciarmi le scarpe, mettermi una cintura, abbottonarmi i pantaloni o mettermi il cappellino”. Ora, però, Bell riesce di nuovo a fare tutto questo grazie alle cure ricevute al Walter Reed Army Medical Center di Washington, dove è arrivato a maggio. Grande merito dei suoi dottori, certo, ma anche di un insospettabile alleato: la console Nintendo Wii.

“All’inizio eravamo scettici — ha spiegato alla rivista militare Soldier il maggiore Matt St. Laurent — ma poi ci siamo resi conto che quasi tutti i ragazzi che arrivano qui dall’Iraq o dall’Afghanistan avevano giocato con i videogames nelle loro vite. E che aveva senso curarli con uno strumento a loro familiare”. Soprattutto perchè la Wii, ha continuato Laurent, ha una serie di caratteristiche che la rendono ideale per un programma riabilitativo. Per giocare, infatti, è necessario eseguire i movimenti che si vogliono far replicare al proprio alter ego virtuale: roteare il joystick come una mazza da baseball, muovere a tempo e con coordinazione le dita come se si stesse imbracciando una chitarra… insomma, l’ideale se si devono riattivare arti inutilizzati dopo un trauma o una ferita. Il dottor Hector Romero ha spiegato che questo tipo di videogames “truffano la mente”. In presenza di una ferita tutti noi tendiamo a fermare i movimenti appena percepiamo dolore ma se stiamo giocando la concentrazione e l’adrenalina fanno in modo che si superino determinate paure consentendo il completamento dei movimenti. Il che aiuta a riconquistare destrezza e mobilità negli arti.

La conferma arriva dallo stesso soldato Bell: “Il medico mi aveva messo un peso intorno al polso e all’inizio mi faceva male. Ma quando ho iniziato a giocare mi sono completamente dimenticato che quel peso fosse lì. Mi divertivo e mi concentravo sul gioco, tutto qui”. La cosa importante è che la “Wii-habilitation” (gioco di parole rispetto all’originale rehabilitation) non aiuta solo le ferite esterne ma anche quelle invisibili, che secondo studi dell’esercito americano affliggono il 20% dei reduci delle guerre di Iraq e Afghanistan (dove hanno miltato, dal 2001, 1,7 milioni di soldati, e 30mila di loro sono rimasti feriti). Il gioco fa tornare alla mente dei soldati feriti la loro vita precedente ai conflitti, si rendono conto di fare esattamente ciò che facevano prima e di fronte ad un’attività del genere riprendono a parlarsi tra loro, a lanciarsi sfide e tornare gradualmente alla vita di tutti i giorni.

Poi, naturalmente, ci sono traumi e traumi… ma è abbastanza confortante sapere che tante volte la tecnologia così spesso demonizzata possa rendersi utile a far ritrovare quella normalità che milioni di ragazzi giovani perdono, il più delle volte, nell’inseguimento di ideali ed interessi altrui.

7 risposte a “Wii-habilitation”

  1. lennon81 ha scritto:

    Diceva il Prof.Santoro (ovviamente detto Panciadoro per via dell’epa) “Col gioco passa tutto”. A quanto pare, è vero…

  2. Everland ha scritto:

    Ci arrivano sempre per primi gli americani, però… chissà perchè…

    Ever

  3. redax ha scritto:

    ..io avrei provato anke col sesso..in effetti è un gioco pure quello..e il dolore te lo dimentiki mentre sei in faccende affaccendato!

  4. skazzo ha scritto:

    Una bella storia e una grande trovata!
    Che sia gioco, sesso o 4 chiacchiere per distrarsi ciò che hai scritto dimostra che tutto deve tendere all’umanizzazione della medicina.
    Se ci si ricordasse che i “pazienti” sono persone, delle volte giovani o giovanissimi, si smetterebbe di pensare all’ospedale come ambiente assettico e freddo , che solo ad entrarci ti ammali ancora di più.
    Sdrammatizzare con qualcosa di piacevole, divertente o semplicemente umano aiuta di certo la guarigione.

  5. Everland ha scritto:

    Da qui le varie pet-therapy, ecc. ecc.

    Ever

  6. redax ha scritto:

    ..strip teraphy..certo se le infermiere/i fossero dei modelle/e tutti starebbero meglio!!

  7. Frank ha scritto:

    “They try to make me go to wii-hab but I say “no no no”…” …



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