Nov 11 2009

Il canestro più costoso

Categoria: AttualitàEverland @ 21:27

Le persone comuni spesso sottovalutano l’importanza di un lavoro fondamentale: la segretaria (o il segretario). Questa occupazione, spesso additata come bassa manovalanza sfruttata da manager ultrapotenti che non saprebbero trovare i bottoni della propria camicia, ha in realtà un’importanza elevatissima, irrinunciabile per qualsiasi persona sia abbastanza impegnata da ricorrervi, dai medici agli avvocati di grido (AAAAAHHHHHHHH!!). Un manager astuto lo sa: la metà del suo lavoro dipende dal proprio alter ego, una segretaria efficiente e attenta. Ma alla Pepsi Cola (la Pepsi, non la fabbrica PincoPallo a conduzione familiare) l’attenzione di una segretaria non era propriamente alle stelle quando un piccolissimo errore è venuto a costare ai suoi datori di lavoro una cifra a 9 zeri.

Per la precisione 1,26 miliardi di dollari (circa 840 milioni di euro). Questa cifra assurdamente elevata dovrà essere sborsata dalla nota azienda di soft drink per una causa persa senza che nemmeno si sapesse di un giudizio in corso. La colpa del “disguido” è attribuibile a Kathy Henry, segretaria con 20 anni di esperienza. Infallibile, fin quando sulla sua scrivania stracolma di documenti ha fatto capolino una busta contenente una citazione in giudizio… che è finita nel cestino.

Lo scorso aprile la multinazionale americana, più precisamente la sede del North Carolina, era stata chiamata a rispondere all’accusa di plagio di fronte alla corte del Wisconsin. L’accusa? Aver rubato l’idea di imbottigliare e vendere acqua purificata (etichetta Acquafina), rivendicata da due imprenditori del Wisconsin, Charles Joyce e James Voigt. L’ordine stabiliva di presentarsi davanti al tribunale il 30 settembre, ma nessun legale della multinazionale si è fatto trovare in aula. Così la causa è stata attribuita ai due citatori. Il 5 ottobre Kathy si è vista recapitare una seconda lettera in cui si condannava la sua azienda. Almeno questa l’ha letta…

L’ufficio legale della Pepsi ha subito annunciato ricorso, contestando tra le altre cose la sede del processo, ma facendo leva principalmente sulla lentezza burocratica dell’azienda che per settimane intere ha sepolto l’importante documento legale. Kathy Henry lo aveva messo da parte perchè “molto impegnata nella preparazione di un consiglio di amministrazione”. Per il portavoce della multinazionale Joe Jacuzzi la disavventura della segretaria “è una delle coincidenze sfortunate di questa storia, ma non è l’unica ragione per cui contestiamo l’accusa che è dubbia e non dimostrabile. Una negligenza, invece, è giustificabile”.
Alla luce di quest’ultima frase tutti andranno a far domanda di lavoro alla Pepsi. Del resto chi non vorrebbe lavorare per un capo che ritiene giustificabile un errore costato 1 miliardo di dollari?



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