Dic 23 2009

Traduzioni a vanvera

Categoria: Cinema e TVEverland @ 12:02

Tante volte su queste pagine si è parlato di cinema ed in particolare di una delle più deprecabili consuetudini dell’industria italiana, ovvero la modifica (parziale o totale) delle opere importate dall’estero. Si sa, il doppiaggio è un arte difficile e lo è ancora di più l’adattamento delle sceneggiature, il dover riportare doppi sensi, rime o modi dire comuni in un’altra lingua ma inesistenti nella nostra. Fin qui il tutto rientra nei canoni della normalità. Ma la cosa che salta più all’occhio è, evidentemente, la modifica dei titoli. Tante, troppe volte se ne stravolge il significato anche se la traduzione letterale sarebbe perfettamente coerente con gli intenti originari degli autori.
A seguire una carrellata dei casi più curiosi (o disgustosi, come preferite) di deturpamento artistico a scopo di lucro.

“A Walk in the Clouds”, “Dead Poets Society”, “Home alone”, “The Sound of Music”. Non vi viene in mente niente?
Traduciamo letteralmente: “Una passeggiata tra le nuvole”, “La società dei poeti estinti”, “A casa da solo”, “Il suono della musica”.
Ancora niente?? Eppure sono film famosissimi! In Italia li conosciamo come “Il profumo del mosto selvatico”, “L’attimo fuggente”, “Mamma ho perso l’aereo”, “Tutti insieme appassionatamente”.
Già questi pochi esempi fanno rabbrividire, ma c’è chi ha fatto meglio.

Uno degli horror più famosi è sicuramente “Non aprite quella porta”. Il problema è che il nome originale era “The Texas chainsaw massacre”, più o meno “Il massacro con la motosega nel Texas”. Ma finchè si cerca di non usare parole o concetti forti che potrebbero urtare la sensibilità si può anche capire.

Un po’ meno comprensibili le scelte su “Jeremiah Johnson”, western di Sidney Pollack che è stato complicato in modo assurdo arrivando a diventare “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” e l’orrida trasposizione di “Domicile conjugale” di Francois Truffaut tradotto in “Non drammatiziamo, è solo una questione di corna”.

Un altro caso emblematico e decisamente inspiegabile è quello di “Eternal sunshine of a spotless mind” (letteralmente “l’infinito splendore della mente immacolata”, verso di un poema di Alexander Pope), che in italiano è diventato un irridente “Se mi lasci ti cancello”. L’aggravante di questa metamorfosi insensata è che il nuovo titolo fa pensare ad una commedia divertente mentre in realtà la pellicola con Jim Carey è di tutt’altro tenore (tanto da aver vinto un oscar nel 1995 per la migliore sceneggiatura originale).

E per non andare troppo in là con gli anni, solo pochi mesi fa è arrivato “The Time Traveler’s Wife”, film tratto dal libro omonimo pubblicato col titolo “La moglie del viaggiatore”, che nelle sale è diventato “Un amore all’improvviso”.

Quest’ultimo cambio cosa suggerisce? Che chi si occupa di queste faccende punta a sfruttare il richiamo della parolina magica, amore, o dei sentimenti in generale per vendere qualche biglietto o dvd in più. Esempi? “Sweet Home Alabama”, che diventa “Tutta colpa dell’amore”, “Leatherheads”, che si tramuta in “In amore niente regole”, e “Walk the line”, la biografia di Johnny Cash quasi omonima ad una sua famosa canzone, che si deve cercare in videoteca sotto la lettera Q di “Quando l’amore brucia l’anima”.

Ultimamente le cose sono un po’ migliorate rispetto alla fine dello scorso millennio. Molti film arrivano nelle sale col loro titolo originale, a volte con l’aggiunta di un sottotitolo esplicativo, oppure vengono tradotti letteralmente. Però quando scopriamo che “The back-up plan”, il prossimo film di Jennifer Lopez previsto per il 2010, avrà come titolo italiano “Piacere, sono un po’ incinta”…



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